COME SI FA UN FUNERALE A UN BLOG?
inizio dalle cose semplici. dalla colonna sonora. allora rispolvero i radiohead, che sono un sempre verde. un po' come la gigi vuitton. sta bene con l'elegante e con lo sportivo. accendo una malboro light. canticchio a mezza voce high and dry. e saluto per sempre Festinalente. perchè non mi appartiene più. non appartiene più alla Patty di adesso che sta cambiando vita. c'è troppo qua sopra. troppo Claudio. troppa confusione. troppa troppa. dovendo girare pagina, vorrei girarla come si deve. e segnare il nuovo inizio con un nuovo blog. una piantina nuova al posto di quella secca. è strano che io decida di usare tutte queste metafore botaniche, dato che le piante non mi piacciono. ma tant'è.
caro blog, mi dispiace di mandarti in pensione. davvero. sei stato una preziosa valvola di sfogo. mi hai fatta ridere. mi hai permesso di tenere i contatti con persone sparpagliate in giro per il mondo. e mi hai fatto conoscere il signor Q e il signor Renton. e le poesia del poeta. e i commenti deliziosi di N&A. insomma, caro blog, sento per te quello che sentivo per le mie vecchie doctor marteens. quando ero loro affezionata, ma dentro di me sapevo che era ora di metterle in garage nella sezione "cose da non buttare", per fare spazio a nuove scarpe. se non avessi messo via gli anfibi, forse oggi non avrei le ballerine argentate di gianna melliani.
penso al nuovo blog, al nome, al vestitino che gli metterò, a un bel party inaugurale.
pubblicherò il nuovo indirizzo e vi terrò informati.
stay tuned, come si dice in questi casi..
e visto che di funerali grazie al cielo nn ne so molto, chiudo mettendo una poesia che non conoscevo, ma che ho conosciuto ormai molti anni or sono grazie a uno dei miei film preferiti: 4 matrimoni e un funerale. grazie a tutti per i commenti, per avere letto e per l'amicizia, reale o virtuale che sia..
Vale/Patty/la signorina Festinalente
Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono, fate tacere il cane con un osso succulento, chiudete i pianoforti, e tra un rullio smorzato portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.
Incrocino aeroplani lamentosi lassù e scrivano sul cielo il messaggio. Lui è morto, allacciate i nastri di crespo al collo bianco dei piccioni, i vigili si mettano i guanti di tela nera.
Lui era il il mio Nord, il mio Sud, il mio Est e Ovest, la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica, il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto; pensavo che l'amore fosse eterno: e avevo torto.
Non servono più le stelle: spegnetele anche tutte;imballate la luna, smontate pure il sole; svuotatemi L'ceano e sradicate il bosco: perchè ormai più nulla può giovare.
W.H. Auden, 1938